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Itinerario archeologico della Via Iulia Augusta

Il percorso stradale tra le antiche chiese di San Martino di Albenga e di Santa Croce di Alassio costituisce uno dei tratti più suggestivi e meglio conservati dell’antica via Iulia Augusta, la strada aperta dall’imperatore Augusto tra il 13 e 1112 a.C. per collegare, attraverso un itinerario costiero, la pianura padana con la Gallia e la Spagna.
Lasciata la piana dove sorgeva la città di Albingaunum (coincidente con la moderna Albenga). la strada romana raggiungeva la collina del Monte” nei pressi del complesso paleocristiano e medievale di San Calocero, costruito sui resti della necropoli romana di Albenga, e proseguiva poi verso l’abbazia medievale di San Martino (XIV sec.). Qui, a breve distanza dall’anfiteatro (Il sec.d.C.) e dal monumento funerario denominato “il Pilone” (Il sec.d.C.), ha inizio il percorso archeologico intorno al quale, in un contesto di grande valore naturalistico e panoramico, si sviluppa una vasta area cimiteriale.
Lungo la strada antica, si affacciano i ruderi di almeno sette edifici d’età romana imperiale, databili tra il I ed il Il sec.d.C. Se non è possibile precisare la natura di due di essi (edifici G ed E), i rimanenti cinque sono certamente interpretabili come sepolcri. Di questi, uno è un colombario (edificio C), mentre i restanti quattro (edifici F, D, B, A) sono recinti funerari, vere e proprie tombe di famiglia, contraddistinte appunto da un recinto in muratura all’interno del quale erano effettuate più deposizioni. Intorno agli edifici funerari sono pure venuti in luce i resti di singole tombe, ad incinerazione e ad inumazione, databili entro un arco cronologico che va dall’età imperiale romana fino al medioevo.
Lasciata l’abbazia di San Martino, nella fascia di terreno posta sul lato sinistro della strada, ad una quota più bassa, si trovano i resti dell’edificio G, di cui è possibile riconoscere inserito nel muro di sostegno del terrazzamento, il basamento in conglomerato cementizio. Dell’originario paramento esterno, in blocchetti squadrati di pietra, rimangono solo alcuni filari. Fino ad oggi l’edificio non è mai stato esplorato e non è quindi possibile definirne la natura e l’aspetto, tuttavia l’analogia con i monumenti funerari esistenti a poca distanza ne rende molto plausibile l’interpretazione come recinto funerario.
A circa trenta metri, sul lato destro della strada, si incontrano i ruderi dell’edificio F, inseriti in una costruzione voltata a pianta rettangolare che in un periodo imprecisato, forse nel 500, inglobò i muri perimetrali di un probabile recinto funerario. Appoggiato con il muro di fondo contro la parete rocciosa naturale, il recinto doveva essere privo di ingressi:
l’attuale porta d’accesso al vano interno e le finestre furono aperte in epoca successiva, forse quando, rialzati e rinforzati con pilastri in mattoni i muri perimetrali, fu gettata la volta. Appartiene forse a questa stessa fase costruttiva lo spianamento, all’interno del recinto, del pendio naturale della collina e la realizzazione della pavimentazione in acciottolato. Una banda orizzontale in opus reticulatum, in parte conservata, divideva la superficie esterna dei muri perimetrali in due fasce, di cui rimane quella inferiore, decorate da un paramento in blocchetti di pietra di diverso colore disposti obliquamente in modo da convergere verso il centro della facciata.
Più avanti, dopo una breve salita, sul fianco destro della strada, si incontrano i resti dell’edificio E, caratterizzato da un muro lungo oltre trenta metri utilizzato fino ad oggi come muro di terrazzamento e di confine. Suddiviso in due tronconi da una strada sterrata moderna, il muro è rivestito dal consueto paramento in blocchetti di pietra. Oltre il muro, una vecchia casetta colonica che reca sulla facciata un’edicola affrescata raffigurante la Madonna Assunta, ha per fondamenta due muri d’età romana pure rivestiti in blocchetti. L’assenza di indagini di scavo non consente di determinare la funzione di queste murature che, per analogia con i vicini monumenti funerari, potrebbero appartenere ad un complesso sepolcrale. È stata pure avanzata l’ipotesi che il lungo muro fosse parte del recinto di un fondo agricolo.
Superata una breve valletta, sul lato a monte della strada si incontrano, a poca distanza l’uno dall’altro, i monumenti sepolcrali D,C e B.
Simili nella pianta, gli edifici D e B sono recinti funerari caratterizzati, al centro del vano interno, da una nicchia, di cui restano scarse tracce delle fondazioni, che doveva contenere la statua o l’urna cineraria del defunto. I lavori di sistemazione della zona a fasce terrazzate ha purtroppo devastato questi due edifici, che sono quasi del tutto rasi al suolo.
Tra i recinti D e B si colloca il colombario C, sepolcro in cui venivano custodite, dentro apposite nicchie, le urne in terracotta e in pietra contenenti le ceneri dei defunti.

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ALBENGA: LA VIA IULIA AUGUSTA (Strada panoramica) Julia Augusta

L’edificio che costituisce l’unico esempio di colombario fino ad oggi rinvenuto in Liguria, è contraddistinto da un alto basamento di forma quasi cubica sormontato da tre piccoli gradini su cui poggiano i muri perimetrali della cella. Sul fronte prospiciente la via Iulia Augusta, tre muri formano con il basamento uno stretto vano interpretabile forse come vasca destinata alla raccolta dell’acqua piovana. Costruito in blocchetti irregolari di pietra legati con malta, il colombario era completamente rivestito da un intonaco in calce e polvere di marmo che conferiva all’edificio l’aspetto di una costruzione marmorea. Alla cella si accedeva dal lato posteriore, tramite una porticina di cui si conserva la soglia, in pietra di Cisano, alquanto sopraelevata rispetto al pavimento. Sulle pareti interne, originariamente rivestite di intonaci dipinti, oggi perduti, si aprono nove loculi che recano ancora l’impronta delle ventidue urne cinerarie che vi erano murate due a due. Nell'angolo nord-est della cella il pavimento in battuto di calce presenta uno sfondamento prodotto in epoca indeterminabile da probabili cercatori di tesori.
A circa un chilometro dagli edifici D, C e B, sul lato a monte della strada, si trovano i resti del recinto funerario A, il più vasto fra quelli fino ad oggi noti lungo la via Iulia Augusta. Caratterizzato, come i monumenti B e D, da una nicchia interna, era rivestito da un paramento in blocchetti squadrati di pietra. Una fascia in opus reticulatum, distrutta durante l’ultimo conflitto, decorava la fronte dell’edificio antistante la via antica.
A breve distanza dal recinto funerario A, in direzione di Alassio, si può osservare un tratto ancora integro della strada antica, con l'originario lastricato in pietra, i marciapiedi e i gradini disposti trasversalmente per il deflusso delle acque.
Dopo aver superato la chiesa medioevale di Sant’Anna l’itinerario archeologico della via Iulia Augusta si conclude ad Alassio, presso l’arco di Santa Croce, adiacente l’omonima chiesa romanica, fondata nell’XI secolo dai monaci benedettini della vicina isola Gallinaria.
L’itinerario archeologico è intitolato a Nino Lamboglia (1912-1977), insigne archeologo ligure, il cui nome è indissolubilmente legato allo sviluppo della metodologia scientifica della ricerca archeologica. A lui si devono inoltre le prime fondamentali ricerche sul sito di Albingaunum e sui monumenti funerari romani visibili lungo il percorso della via Iulia Augusta.


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